La finale di Top10 trasmessa da RaiSport ha lasciato in bocca a tanti un buon sapore. Il tifo è sembrato vivo, caldo, abbondante. La trasmissione della finale sui canali Rai ha di sicuro tirato dentro molti ascoltatori occasionali, attratti magari anche solo dalle bandiere e dai fumogeni portati dai tifosi di Padova (meno) e di Rovigo (principalmente) a sostegno dei propri beniamini. La presenza della finale del campionato femminile fra Valsugana e Villorba sullo stesso campo due ore prima ha permesso a molti di vivere una giornata di rugby a tutto tondo. Resta la sensazione che ci vorrebbero più giornate così, più occasioni del genere, per ravvivare l’interesse in questo sport che negli ultimi dieci anni è sembrato (in Italia) accartocciarsi su sè stesso mentre nelle “altre cinque nazioni” le fanbase crescono ogni anno. Questa giornata ha però anche evidenziato tutto quello che, nel corso della stagione regolare, manca al Top10 e in parte anche alle franchigie per attirare più pubblico a sè. Ecco allora alcune cose che, a mio parere, si potrebbe fare per migliorare questa situazione.

Il video integrale della partita fra Petrarca e Rovigo valida per il titolo di Campioni d’Italia 2022.

Un ritocco estetico agli stadi

Io sono un appassionato del nostro sport e se c’è del rugby in TV me lo guardo. Non importa chi gioca, a che livello, di che età o sesso, se vedo una palla ovale che si muove in un campo questa trasmissione ha la mia attenzione. Quello che però tende a farmi uscire dall’illusione è vedere dei piccoli spalti grigi di cemento senza alcuna decorazione, con un paio di sponsor buttati là come in un campo di quartiere di una squadra dilettantistica. La militanza in URC ha di sicuro giovano a Benetton e Zebre nel ripensarsi esteticamente, avendo di fronte esempi virtuosi di questo tipo di operazioni. Nel Top10, però, questo tipo di svecchiamento ancora latita. Di recente ho parlato di senso di appartenenza, e questo si crea anche dando un’immagine accattivante di sè. Si dice che per attirare la gente a guardare un evento sportivo ci vuole un bel teatro, nel senso che chi si ferma a guardare alla TV lo fa anche perché vede molta gente in un contesto accattivante del quale vorrebbe far parte. Ecco allora che bisognerebbe prendere ad esempio ciò che il Munster fà con il Musgrave Park di Cork, campo secondario rispetto al Thomond Park di Limerick. La franchigia irlandese di stanza a Limerick ha un secondo campo nella seconda città dell’Irlanda del sud, Cork, nel quale gioca occasionalmente per portare il rugby d’alto livello in giro nella sua regione. Munster ha un motto arci-noto: to the brave and faithful, nothing is impossible. Sotto l’egida di questa frase hanno costruito un’intera epica che li definisce, intessuto la loro storia, creato una cosiddetta Munster culture che qualsiasi tifoso conosce. Munster è la squadra delle imprese impossibili, dell’eterna rivalità con Leinster, la squadra di chi non molla mai e non smette mai di crederci. Una singola frase ha costruito un intero immaginario che chiunque nel rugby conosce, e che anche il Musgrave Park riporta a caratteri cubitali. Lo stadio, benché piccolino, è totalmente colorato dei colori della società e dalla televisione fa un effetto notevole che rende le ridotte dimensioni meno appariscenti. Questo tipo di operazioni dovrebbe essere al centro dei piani dei club italiani per aumentare il senso di appartenenza e l’engagement coi propri tifosi. Il motto, i colori sociali, la maglia e il campo sono pilastri imprescindibili sui quali costruire tutto questo, in un modo che sia accattivante sia per il pubblico presente che per quello televisivo.

Una veduta Musgrave Park durante dei lavori di ristrutturazione, dove il Munster gioca qualche partita ogni anno. Gli spalti sono piccoli, ma ben decorati e pieni di rimandi alla Munster culture, un vero e proprio zoccolo duro dell’Irlanda del sud. I tifosi si sentono rappresentati da ciò che vedono, e sviluppano un senso di appartenenza maggiore.

Organizzare un mini torneo estivo

Un problema del mondo-franchigie e del Top10 è che si parlano poco. Come detto in un mio precedente articolo, il Top10 a volte sembra una protuberanza laterale del movimento italiano e non un anello in una catena. Questo avviene perché questi due mondi non si parlano abbastanza: un modo per collegare di più il domestic e le franchigie sarebbe quello di farli incontrare d’estate, in un contesto leggero e festoso, più o meno come avviene nel calcio con il Trofeo Berlusconi. Qualcosa del genere avveniva con il 9 serate di Rugby, organizzato dal Ruggers Tarvisium, ma sarebbe bello fosse un evento più grande che coinvolga anche le franchigie. Il cosiddetto sport d’Agosto è sempre ricco di giovani promesse e talenti, e si tratta di un momento sportivo leggero per qualsiasi tifoso. La cosa sarebbe facile da immaginare. Prendete un weekend di fine Agosto, lontano qualche settimana dall’inizio della stagione regolare. Prendete le due franchigie, Zebre e Benetton, e le due finaliste di Top10, quest’anno Petrarca Padova e Rovigo. Ora immaginate un quadrangolare giocato in due serate nel quale tutti giocano contro tutti un solo tempo da 40′ minuti. Al termine delle sei mini-partite, le due squadre con più punti (4 per la vittoria, 2 per il pareggio, +1 bonus difensivi ed offensivi) si qualificano per la finale, mentre le altre due per la finale valida per il terzo posto. Ci sarebbero i seguenti scontri:

  • Sabato sera:
    • Benetton-Padova (19:00 – 19:40)
    • Rovigo-Zebre (20:00 – 20:40)
    • Benetton-Rovigo (21:00 – 21:40)
    • Padova-Zebre (22:00 – 22:40)
  • Domenica sera:
    • Padova-Rovigo (19:00 – 19:40)
    • Benetton-Zebre (20:00 – 20:40)
    • Finalina per il terzo posto (21:00 – 21:40)
    • Finale per la coppa (22:00 – 22:40)

L’evento si potrebbe giocare in uno dei quattro stadi delle squadre coinvolte, a rotazione ogni anno, a patto che lo stadio sia sufficientemente grande (e.g. se Colorno fosse coinvolta si potrebbe fare a Parma). Si tratterebbe di un’occasione di confronto fra le due realtà (Top10 e franchigie) che permetterebbe a questi due mondi di toccarsi, cosa che a livello di tifo non succede praticamente mai. Sono sicuro che ai sopiti tifosi trevigiani, che non sono più abituati ad avere tifo contro, farebbe bene aver a che fare contro la posse rossoblù di Rovigo e il loro frastuono; il senso di appartenenza non può che aumentare. Potrebbe, inoltre, essere una grande occasione televisiva in un periodo scarno di appuntamenti sportivi. Negoziare con RaiSport o chi per essa non dovrebbe essere troppo complicato, e suppongo che molti di quelli che stanno leggendo se lo guarderebbero avidamente, fosse anche per 2€ in streaming su qualche piattaforma. L’unico limite che intravedo è il dover usare un campo per 320′ minuti di gioco in due giorni, ma immagino che sia risolvibile.

Ringrazio Alfonso Domesi per la discussione su quest’idea nata un po’ per caso in un gruppo Telegram.

Immagini del Trofeo Berlusconi del 1996, con Milan, Juventus, Inter e Bayern Monaco. San Siro pieno di gente, broadcasting all’estero (questo video è in Inglese). Lo sport d’Agosto può essere un grande motore di incassi considerato che gli appassionati hanno poco da vedere e attendono con ansia l’inizio del nuovo campionato.

Un emittente televisivo unico

Il rugby ha bisogno di trovare una sua casa. Un tifoso trevigiano difficilmente incapperà in una partita di Top10 a meno che non sappia già che c’è, e viceversa. Per far comunicare meglio questi due mondi, e sfruttare gli spettatori che guarderebbero volentieri entrambi tipo me, sarebbe opportuno radunare “entrambi i rugby italiani” (passatemi il termine) in un unico spazio digitale. Attualmente Top10 si è accasato su Eleven Sports, dove dal prossimo anno sarà visibile a circa 7€ al mese. Il Benetton Treviso e le Zebre sono visibili su Canale 20 e Infinity+ di Mediaset, cosa che però impedisce di farsi un abbonamento a URC.tv e vedere anche le altre partite dello URC (e.g. le finali di URC di questo mese). La Federazione e i club dovrebbero lavorare per accasarsi nella stessa dimora, offrendo agli spettatori URC e Top10 in un pacchetto unico. Lo stesso andrebbe fatto anche per il massimo campionato femminile, portando tutto sotto lo stesso tetto. Questo permetterebbe a tutti di vedere più partite, facendo contenti anche i broadcaster che vedrebbero i loro ascolti aumentare. La proposta forse più audace sarebbe quella di farsi la propria televisione digitale, un po’ come per l’Eurolega e l’Eurocup di basket o per l’NBA, che sono però realtà molto più ricche. Se la federazione riuscisse a costruire una piattaforma del genere, magari con un costo accessibile sui 4-5€ mensili, si tratterebbe di un investimento capace di produrre notevoli ricavi. Se poi riuscisse a portarci la nazionale, i ricavi sarebbero assicurati. Considerato che ogni anno franchigie e Top10 sembrano rischiare di non venire trasmesse da nessun emittente, non sembra realistico pensare che qualcuno metta davvero i bastoni fra le ruote a questo progetto, almeno per quanto riguarda il club rugby.

Un’immagine da Leinster-Munster di questo Aprile 2022. Partita che gli appassionati italiani non hanno potuto vedere, essendo parte del pacchetto di URC tv che in Italia non è disponibile. La ragione è che c’è già un accordo televisivo con mediaset, che però trasmette solo le partite delle due franchigie, alcune delle quali nemmeno in TV ma solo in streaming.

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