È sotto gli occhi di tutti come Edimburgo stia facendo bene in questa stagione di United Rugby Championship. Proprio il sito ufficiale del torneo ha dedicato a Edimburgo un pezzo. Otto le partite giocate, 33 i punti in classifica, 4 quelli di vantaggio sull’invincible armada di Dublino. Ad Agosto, parlando nel nostro podcast delle varie squadre del campionato, mi sono sbilanciato ed ho detto una cosa di cui ogni giorno sento il bisogno di pentirmi un po’: Edimburgo la vedo male, ma male-male. Sul momento mi sembrava ragionevole aspettarmi il peggio dalla squadra della capitale scozzese: nella stagione 2020/2021, Edimburgo si è classificata quinta nel girone B con 29 punti, “appena” sopra di noi, ultimi con sette punti (sigh); sotto Richard Cockerill non era certo una squadra imbattibile, e anche in Rainbow Cup si sono classificati soltanto al nono posto senza davvero impensierire nessuno. Le partite con Edimburgo erano considerate alla nostra portata e dunque la fiducia sulle possibilità di vedere gli arancio-blu primeggiare nel campionato dell’anno successivo, anche visto l’ingresso delle franchigie sudafricane, erano quasi nulle. La ciliegina sulla torta, poi, è arrivata il 23 Luglio 2021: Edimburgh Rugby ha annunciato di aver ingaggiato Mike Blair come capo allenatore. A dirla tutta, sebbene si trattasse di un “nome noto” dalle parti della capitale scozzese, mi era parsa una mossa rischiosa quella di prendere un head coach alla sua prima esperienza per rilanciare un ambiente in crisi di risultati. Forse perché, in fondo, Treviso aveva fatto una scelta analoga e, da tifoso, temevo il peggio anche per noi.

Mike Blair durante un allenamento della nazionale scozzese.

Chi è Mike Blair?

Gli appassionati di Scozia e di lega celtica se lo ricorderanno per le sue undici stagioni in maglia arancio-blu, ma anche per le molte presenze in maglia blu scuro a Murrayfield nel Sei Nazioni (85 caps). Nato nel 1981, 41-enne ex-mediano di mischia figlio di Edimburgo tanto quanto Mark Renton su Trainspotting, Mike Blair ha mostrato sin da subito il suo attaccamento alla causa della capitale scozzese, con parole al miele per ambiente e società: “The first emotion is one of pride. I’ve lived in Edinburgh most of my life, played 11 seasons at the club and still live in the city, so having that attachment combine with the opportunity to lead the squad is really special for me”. Douglas Struth, manager di Edimburgh Rugby, si è speso in grandi parole su di lui: “Not only does he bring that expertise, but Mike is also a local man, a club centurion, and somebody who became a home-grown legend in an Edinburgh Rugby jersey”. Non certo le aspettative che si hanno normalmente su un debuttante: da Blair l’ambiente si aspettava molto, e da subito.

La parabola ascendente come allenatore del mediano di mischia più “cappato” nella storia scozzese comincia nel 2016, prima con i Glasgow Warriors (sic!) e poi con la nazionale; a detta di chi lo ha seguito da vicino, in questi anni sviluppa grandi doti di coaching e si mette in luce per la sua capacità di gestire il “capitale umano” a disposizione, oltre che quello tecnico. Insomma, un allenatore che capisce i suoi giocatori a livello psicologico e che sa infondergli fiducia e coraggio. Non a caso, Glasgow raggiunge la finale di Pro14 nel 2019 con una squadra particolarmente gagliarda. Il lavoro di Mike Blair come assistant coach nel periodo 2016-2019 ha sicuramente contribuito alla creazione di quel ciclo vincente che non è, purtroppo, culminato in una vittoria del campionato ma che di sicuro ha dimostrato la crescente forza del movimento rubgistico scozzese. Nel 2019, forte dei risultati ottenuti con Glasgow, Blair viene chiamato a contribuire allo staff di Gregor Townsend con la nazionale del cardo, con la quale resta fino al luglio 2021.

Edimburgh Rugby Stadium, la nuova casa del rugby a Edimburgo. Sullo sfondo, Murrayfield.

Cos’è cambiato a Edimburgo con Blair

Da Luglio 2021, Edimburgh Rugby ha inaugurato un nuovo ciclo mettendogli nelle mani una squadra in crisi di risultati e fiducia. Nel frattempo, la società ha inaugurato il nuovo stadio di proprietà all’ombra di Murrayfield: un gioiellino misto di innovazione e tradizione, il cui prato è talmente lucido che a volte la TV non riesce a regolare il contrasto automatico dell’immagine. La nuova casa della Edimburgo ovale è elegante, un salotto per le grandi occasioni, dotata di numerosi pregevoli dettagli di stile che avvalorano l’estetica dell’impianto sportivo. Un bel teatro, come si suol dire. Ed è proprio in questo “bel teatro” che si sta compiendo la rivoluzione copernicana targata Blair. Nell’estate 2021 Edimburgo si è privata di un talento assoluto come quello di Duhan Van Der Merwe (qui un esempio, per capire). In entrata, invece, si è dotata di vari elementi fra cui un mediano di mischia di sostanza come Ben Vellacott, una delle scoperte positive di questo campionato, avvezzo alla meta e capace di bucare la linea della difesa con inserimenti imprevedibili. Il mediano di mischia di Edimburgo, forse anche grazie alla sapiente guida dello stesso Blair, ha anche ricevuto la sua prima convocazione in nazionale maggiore scozzese, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili scozzesi.

Il siluro di Vellacott sulla seconda meta di Edimburgo è materiale pornografico.

Libertà e responsabilità

“I’m putting a layer on top of our game, giving the players more authority and giving them a bit more freedom” dice Blair a un’emittente radio scozzese. Stando a quanto si dice di lui, pare che sia capace di tenere le redini di una squadra di campioni dal punto di vista psicologico e attitudinale. Inoltre, dalle parole di Chris Paterson emerge un lato della sua personalità che rinforza l’idea di Blair come di un uomo appassionato di rugby a tutto tondo, fino ai trivia storici su giocatori ed eventi del passato sconosciuti anche ai professionisti più scafati del pub quiz del giovedì. Questa full immersion nel mondo del rugby che sembra essere la sua esistenza non può che renderlo una sicurezza per chi lo circonda. Esperto del gioco, grande conoscitore della sua storia, fiero rappresentante dei colori societari e nazionali, Blair è però anche un capace gestore di risorse umane, abilità spesso poco considerata in ambito sportivo dove si tende a vedere i giocatori come macchine da produzione con un gettito di palloni all’ora quantificabile in valute correnti. Questo cocktail di qualità inestimabili per un allenatore, a soli 41 anni, assomiglia di più a cemento a presa rapida, già radicato nella mente dei suoi giocatori.

Il gioco di Edimburgo

Il gioco proposto da Edimburgo è altamente basato sulle capacità di inserimento delle terze linee e dei trequarti. Guardate questa meta per capire: fate attenzione ai numeri di maglia dei giocatori che partecipano alla meta, sia prima che dopo il ball carry da metà campo fino ai cinque metri avversari. Si tratta di terze linee, ali, e centri. Muovendo velocemente la palla, creando spazi per inserimenti, e fidandosi delle capacità palla-in-mano dei suoi giocatori più veloci, Blair ha messo in piedi un impianto di gioco fortemente basato sull’elemento della velocità e della rapidità di esecuzione. Lo stesso si ripete la meta successiva: una serie di passaggi fra ali e terze linee manda l’ala destra in meta impedendo di fatto a Brive di organizzare un punto d’incontro capace di reggere l’impatto. Il capolavoro si compie però alla quarta meta: dopo alcune fasi sulla linea dei 5 metri di Edimburgo (!), la palla viene recuperata e velocemente aperta da un lato all’altro del campo favorendo le doti di corsa dei trequarti. L’addensamento di giocatori scozzesi e francesi attorno all’ultimo punto di incontro apre praterie per le ali arancio-blu. La palla finisce a Freddie Owsley, che per ironia della sorte è proprio un francese di nascita e “scozzese d’adozione” che decide che per 20 secondi sta giocando a calcio. Pervaso dallo spirito di Franco Begbie, sfrutta al massimo la highland che gli si para davanti e galoppa verso la meta con 2-3 calci ben assestati. La meta potete vederla qui.

Exciting rugby”

La Edimburgo di Mike Blair non dà molto tempo agli avversari di organizzarsi in difesa, è in continuo movimento e sfrutta i raggruppamenti per creare praterie per i trequarti. Allo stesso tempo, però, si tratta di una squadra estremamente pulita a livello esecutivo che molto raramente concede più turnover dei suoi avversari. Edimburgo possiede una terza linea robusta ma al contempo rapida: Hamish Watson, Viliame Mata, Magnus Bradbury, Jamie Richie, Mesu Kunavula, Nick Haining, Connor Boyle, e Ben Muncaster. Quattro di loro sono stati convocati da Gregor Townsend per il Sei Nazioni di quest’anno (Watson, Haining, Richie, Bradbury); gli altri sono comunque interpreti di livello. Allo stesso tempo, possiede una mediana e un pacchetto arretrato di tutto rispetto: in assenza di infortuni e di covid, potrebbe schierare Vellacott (9), Kinghorn (10), Graham (11), Lang (12), Bennett (13), Moyano (14), Boffelli (15). Esclusi i due pumas e Lang, gli altri faranno parte del gruppo scozzese convocato per il prossimo Sei Nazioni, assoluti protagonisti nei loro ruoli.

Ben Vellacott in un’azione di gioco.

Un po’ di statistiche

Curiosamente, l’unica sconfitta di questa stagione è arrivata per mano, o per meglio dire per piede, di noi del Benetton Rugby e del nostro mediano d’apertura Leonardo Marin. C’è una cosa che accomuna Treviso ed Edimburgo quest’anno, ed è quella di avere due head coach alla prima esperienza in URC. Se è vero che una vittoria per drop goal non è certo una vittoria schiacciante sul piano tattico, è anche vero che siamo l’unica squadra che è riuscita nell’intento di sconfiggere la testuggine scozzese nell’arco della competizione celtica. Non hanno quasi mai vinto di tanti punti, anche se ultimamente (Gennaio 2022) sono passati facilmente sopra Cardiff (34-10) e hanno schiacciato Brive in challenge cup senza troppa fatica o sudore (66-3). La differenza punti in campionato (+81) non è quella di una squadra schiacciasassi, soprattutto se messa a confronto con quella di Leinster (+134) che siede appena dietro in classifica. Edimburgo è però la squadra che ha conquistato più punti bonus (4) di cui ben tre ottenuti fuori casa, cosa notoriamente più complessa da ottenere che fra le mura amiche. Curiosamente, possiede due soli giocatori nei best try scorers del campionato, e nessuno dei mediani di apertura è fra i top scorers. Tuttavia, molti dei suoi trequarti hanno siglato 2-3 mete, segno che nel gioco dinamico, arioso, e privo di terminali offensivi fissi che propone, segnano un po’ tutti.

Disciplina fino alla fine

La chiave di lettura più interessante la offre forse la disciplina sul campo. Edimburgo è una delle due uniche squadre di URC a non aver ancora mai preso un cartellino (l’altra i Bulls, ma con la metà delle partite giocate). Nel rugby di oggi è estremamente importante non concedere troppi calci agli avversari: come detto nel nostro podcast quando affrontammo Gloucester in Challenge Cup, molti falli si traducono in calci, dai quali possono scaturire touche, e di conseguenza mete da maul. Zero cartellini significa però anche non aver mai giocato con l’uomo in meno, evitando di compromettere partite per qualche stupidità. Nel complesso si tratta di una squadra trasformata, rigenerata mentalmente, disciplinata, e capace di proporre un rugby difficile da arginare. Chiedere a Brive per credere.

Dove può arrivare questa squadra?

Sarà un’opinione personale, ma l’obbiettivo stagionale più facile da raggiungere è probabilmente la Challenge Cup. Giocando la seconda competizione europea, ma avendo a disposizione un arsenale da prima della classe, Edimburgo si trova al momento seconda nel pool C e praticamente già qualificata alla fase finale. È difficile pensare che in un qualsiasi degli incroci Edimburgo peschi un avversario imbattibile, soprattutto se dovesse vincere contro il Section Paloise nella prossima ed ultima giornata della fase a gironi. Il percorso verso la coppa cadetta sembra, insomma, decisamente alla loro portata.
In campionato, Edimburgo si trova al momento al primo posto. I quattro punti di vantaggio su Leinster non possono certo far dormire sonni tranquilli agli arancio-blu, ma il meccanismo dei playoffs dello URC fa sì che si trovino ad avere discrete possibilità di poter portare a casa il trofeo. Qualcuno nel Midlothian ha appena sentito un fortissimo fischio alle orecchie. La terza squadra in classifica (Ulster) si trova a 7 punti di distacco, difficili da colmare a meno di grandi ribaltoni. Le prossime quattro partite contro Munster, Connacht, Sharks e Lions assegneranno al massimo 20 punti: riuscissero a portarne a casa tre, si troverebbero a giocarsi il primo posto (pre-playoff) nelle rimanenti tre partite primaverili contro Zebre, Ulster, e proprio Leinster. Il destino della stagione è nelle loro mani. Dovessero concludere la stagione con una vittoria sia contro Ulster che contro Leinster, sarebbe difficile pensare di vederli sconfitti ai playoff. Dovessero perdere contro una delle due, riuscirebbero comunque a conlcudere la stagione regolare primi e dunque affrontare l’ottava classificata in campionato nel primo turno di playoff. Dovessero perderle entrambe, e dovessero finire secondi la stagione, affronterebbero la settima classificata in un turno non certo proibitivo. Vista la stagione altalenante della Red Army di Limerick finora, non è da escludere che ai playoff ci sia un Leinster-Munster in semifinale o ai quarti. Questa sfida dall’elevata imprevedibilità è sempre un rischio per i Dubliners, che potrebbero incappare in una giornata storta (anche se è difficile) e vedersi sconfitti. Se Edimburgo dovesse raggiungere la finale, e non trovarsi di fronte Leinster, le odds sarebbero decisamente a suo favore. Si tratterebbe della prima vittoria della lega celtica da parte degli scozzesi, un traguardo che avrebbe del sensazionale venendo da una stagione da quinto posto nel girone. Un merito che andrebbe attribuito, senza dubbio, soprattutto al figliol prodigo di Edimburgo che ne è alla guida.

2 pensieri riguardo “Mike Blair ha rivoluzionato il rugby a Edimburgo

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